lunedì, giugno 04, 2007

L'identica differenza

Osservando il ciliegio, lo stolto pondera se sia il vento a muovere le foglie o il ciliegio stesso a muoverle.

Osservando il ciliegio, il saggio pondera sulla prima gemma del tulipano.

venerdì, giugno 01, 2007

Difficoltà

Per morire basta nascere e vivere.

Per vivere non basta nascere.

Notizia

Diversi frequentatori di queste pagine Zen c'hanno cvhiesto come mai non si trovino sovente messagi da parte di Jo-so e da parte de 'La volpe cogitante'.
Rispondo: Jo-so al momento si trova in nord europa, più precisamente a Oslo (Norvegia) dove sta intervenendo come ospite a un convegno sullo Zen, vi lascio qua il documento pdf che riassume il meeting: http://www.nfuf.no/files/newsletter/NFU-nytt2002-01.pdf
La volpe cogitante al momento è in giro per gli Stati Uniti d'America, dopo essere stato chiamato come consulente straordinario per le riprese di alcuni film, al momento vaga per i boschi nei pressi di Spokane (Washington) ecco il link: http://www.visitspokane.com/grouptourpages/index.php


-Perchè preoccuparsi: le foglie cadono dagli alberi per formarne di nuovi- dice il saggio.

Vermiglio come il tramonto


Mar-tee-nhon lo sapeva, Jo-so l'ha sempre sospetato, il saggio soprannominato 'La volpe cogitante' ne valutava l'ipotesi ma solo Ses-wee-zo-ta ne era certo.

Chi meglio di lui sapeva cosa significasse trovare una rosa all'interno di una serra di tulipani?


-Dormire è un'operazione difficile, bisogna essere stati in veglia per un'intera giornata.-


Acqua

Dal fondo del pozzo l'acqua guarda la pioggia che cade dal cielo.

domenica, maggio 27, 2007

Lo sbattito d'ali dell'aquila


Un giorno i 4 saggi, Mar-tee-nhon, Ses-wee-zoo-ta, Jo-so e "La Volpe cogitante" si incontrarono casualmente vicino al pozzo della Capitale. Da lunghissimo tempo non si incontravano tutti assieme. Molte vicende erano accadute ad ognuno di loro. Storie erano da raccontare. Piacevoli discorsi tra amici trepidavano di essere fatti.
Si avvicinarono. Jo-so si tolse il copricapo. Uno sbattito di palpebre, uno sguardo... E ognuno proseguì per la propria strada. Un viandante che osservò la scena e che ben conosceva le vicende dei saggi chiese a Mar-tee-nhon perchè non si fermarono a trascorrere del tempo in amicizia e dialoghi dopo un così lungo periodo che non si incontravano. Mar-tee-nhon rispose:"Basta uno sguardo verso il cielo per capire che è sereno."
Il viandante capì.

sabato, maggio 26, 2007

Il guerriero stolto




Molti guerrieri pensano di poter risolvere ogni cosa con la loro forza.

Midar-restar era un capo di una tribù dei predoni nomadi che popolavano gli altipiani del Nord. Questa tribù viveva dei furti e delle razie delle carovane di mercanti costretti a passare per quelle zone.

Era, Midar-restar, abile nell'uso della scimitarra e nella lotta corpo a corpo. Ogni volta che voleva assalire una carovana non esitava, sicuro della vittoria.

Ma un giorno intravide un viandante che si stava dirigendo verso il tempio di Lon-bov e, come al solito decise di andare per derubarlo, da solo.

Peccatoche quel viandante fosse il saggio soprannominato 'La volpe cogitante' e nonappena intravide il Midar-restar lo chiamoper nome.

-Come sai il mio nome?-gridò il brigante.
-Se non lo sapessi non ti avrei chiamato?- rispose tranquillamene il saggio.

-Dimmi, vecchio bonzo, come fai a saperlo, altrimenti non risparmierò la tua vita!-
-Se vuoi uccidermi fallo ma non saprai mai come faccio a sapere il tuo nome.-

-Vecchio bonzo maledetto, le mie mani ti toglieranno la vita se non mi sveli il segreto!-

-Io so e tu no, ecco tutto.-

-Sei morto!- mentre stava per sferrare un colpo di scimitarra contro la testa del pio bonzo sprannominato 'La volpe cogitante', il saggio sparì.

Il guerriero passò il resto della sua vita a inerrogarsi sul come il saggio viandante conoscesse il suo nome. Non lo seppe mai.

Il leona e la zanzara


Ricordi di desolate valli e di roventi passaggi verso il Sole delle terre in riva al mare:


Mentre Jo-so meditava sotto una quercia vide delle persone che dialogavano animatamente fra di loro. Iniziarono ad alzare le mani e la loro adunanza si tramutò in una violenta guerra civile. Fratelli contro fratelli, cugini contro cugini, famiglie contro le loro stesse progenie, un popolo glorioso che rivolgeva la mano armata contro le sue membra.

Vedendo tanta devastazione il saggio salì sopra la quercia, si tolse il suo cappello, ed esclamò:


-I pesci respirano come noi eppure vivono sott'acqua, i gabbiani viaggiano come noi eppure non sono uomini, i gigli coprono la terra, così come le vostre case il suolo di questa regione-.


La folla, inferocita contro se stessa, si placò, stava cogliendo una sorta di illuminazione.

venerdì, maggio 25, 2007

Diversità


Nel paesaggio primaverile

non cè

meglio

né peggio;

I rami in fiore

crescono

naturalmente,

lunghi alcuni.

Altri corti."

mercoledì, maggio 23, 2007

Scale


Quando arrivi in cima alla montagna,continua a salire.

Chiedersi il Perchè del Come


Ogni mattina il pastore portava al pascolo il gregge fino a sera tarda. Egli si affannava per tenere sotto controllo le pecore, guardava che fossero sempre al sicuro e non mancava mai nel contarle alla partenza ed al ritorno.
Vide che nel campo vicino vi era un vecchio saggio che lasciava andare il gregge per poi aprire l'ovile a sera tarda per farlo rientrare. Egli non si curava di esso: lo lasciava andare, lo lasciava scorrere.
Il pastore gli chiese se egli non fosse preoccupato per le sue pecore, esposte a rischi quali lupi o ladri. Il saggio gli rispose:" Per quanto il pesco si curi dei suoi frutti, un giorno dovrà comunque cederli: fa differenza se a riceverli sarà un uomo, un animale o la terra?"
Il pastore capì e quando fece ritorno alla sua dimora macellò ogni singola pecora. Emigrò nelle terre dell'Ovest e si dedico alla produzione del pregiato miele.

martedì, maggio 22, 2007

Bonsai

Per creare il bonsai bisogna conoscere l'aria che separa le foglie del Bonsai.

Legno antico


Chi saprebbe imitare il sigillo del Re se non gli intarsiatori al servizio del Re?

Chi intravede la luce se non chi ha gli occhi aperti?

Chi saprebbe condividere le illuminazioni quotidiane se non chi è al servizio dello Zen?

Monti e fiumi


Le zone pianeggianti della valle dello Lian-dil-lion sono tra lepiù fertili del mondo conosciuto. Questo perchè il giovane contadino che per la prima volta piantò del riso, per ogni seme che piantava diceva:


- Il giovane ed irruento corvo e impara dal soave fenicottero-.


domenica, maggio 20, 2007

Amore?


Il monaco Ses-wee-zo-ta, quando era ancora un giovane allievo del tempio della capitale provava dell'affetto per la figlia di una straniera delle terre del Nord. La figlia si chiamava Yna, ed era una tra le più dolci e carine ragazze che il giovane Ses-wee-zo-ta avesse mai incontrato.

I due passavano interi pomeriggi e nottate a parlare riguardo cosa fosse la saggezza e quale fosse la via da seguire. Ma l'allievo doveva diventare monaco.

Doveva prendere una decisione, ma era indeciso e l'indecisione non si addiceva ai monaci del tempio della capitale.

Partì per un viaggio, il suo primo grande viaggio attraverso tutte le terre allora conosciute.

In quel viaggio incontro il giovane notabile Jo-so, che sarebbe poi divenuto un ottimo Bonzo Zen, l'irruento ma saggissimo Mar-tee-nhon, prima che dedicasse la sua vita al perseguimento dell'illuminazione e infine il miglior allievo dello sciamano del tempio delle terre di Lon-bov, il ragazzo soprannominato 'La volpe cogitante'.

In quel viaggio imparò molte cose, conobbe storie, incontrò persone, contemplò diverse albe e ammirò un'infinità di tramonti ma un giorno fece ritorno al suo tempio.

Yna poteva attendere, Ses-wee-zo-ta doveva cogliere lo Zen.

Quel giorno lì scrisse una frase, su di una pergamena, che ripose nella tasca del suo shedar.

La frase è questa: - Non si piantano i frutti, ma si attende la crescita del seme.-
Questa non è proprio una storia Zen, ma il saggio coglie l'illuminazione anche attraverso le lucciole.

sabato, maggio 19, 2007

Uccelli migratori


Le gocce di rugiada che lievemente accarezzano, con il loro regale spendore, la corona dei fiori del giardino del Re possono conoscere molte storie; molte leggende hanno sentito ma sicuramente non ne conoscono una che serbo nel cuore da anni.

Mentre il saggio Ses-wee-zo-ta era in viaggio per le terre del Sud, prima che fossero occupate da Yumen, durante il suo percorso incontro un pargolo. Il bambino, non conoscendo il saggio, la sua saggezza e la sua capacità di narrare storie, chiese al viandante (Ses-wee-zo-ta) di giocare con lui al gioco degli scacchi.

Iniziato il gioco il bambino chiese a Ses-wee-zo-ta da dove provenisse, ed egli rispose:
- Dalle terre del Nord, sono un monaco del Tempio della capitale -
-E dove vai?- chiese il bambino.
-Dove so che devo essere- rispose il saggio.
-E dov'è che devi essere?-
Ses-wee-zo-ta rispose: - Non l'hai ancora capito giovane filgio del brahamino, son venuto qua per te, tu sei Murin-laif-fridec no? non si chiama tuo padre Murin-nieter-fridec e tua madre Menodar della dinastia Laif? tuo nonno non era il brahamino Murin-tjo-fridec?
-Si!?!- rispose incredulo il bambino, che non riusciva a capire come quel pio bonzo conoscesse tutte quei dettagli della sua parentela, glielo chiese.

-Non sono io che so, - rispose Ses-wee-zo-ta- sei tu che stai imparando-.




Camminare sul ponte

Il giorno prima del giorno della festa una classe di giovani monaci stava addestrandosi in vista dell'esame finale.

L'insegnante, soprannominata 'Basso Ponte', instigò all'ira igiovani apprendisti. Essendo quanto mai preoccupati per l'esame i ragazzi in un primo momento perserò la calma e si trovarono in una pessima situazione.

Combattere qualcuno piùpotente di loro con e le loro uniche abilità o lasciarsi vincere da 'Basso Ponte' e sopportare in silenzio i sopprusi.
All'interno della classe le opinioni erano contrastanti fino a che non si alzò l'allieva sopannominata 'Marmotta' e così sentenziò:
- Chi è più alto del ponte se non chi vi passa sopra e chi brilla più della fiaccola se non il figoroso Sole?-.
La classe capì ed agì di conseguenza.

venerdì, maggio 18, 2007

La testa che accarezzò la mano


Il viandante stava percorrendo una strada di campagna durante il primo plenilunio di primavera. Notò un fuoco che ardeva dinnanzi ad una quercia, ma nessuno vi era seduto vicino per deliziarsi del dolce tepore che il falò emanava. Dopo un più accurato esame, vide che vi era un vecchio saggio all'ombra della quercia, appostato quasi in modo da ripararsi dalla luce e dal tepore del fuoco dietro il possente tronco dell'albero. Il viandante chiese al saggio perchè non usufruisse del fuoco per ripararsi dalla notte. A questo il saggio rispose:"Non dalla notte, ma dal fuoco."
Il viandante non capì. Il saggio ripetè:"Non dalla notte, ma dal fuoco".
Il viandante continuava a non intendere. Per la terza volta il saggio sentenziò:"Non dalla notte, ma dal fuoco."
Allora il viandante capì e prosegui il suo viaggio sotto la fresca ombra della quercia.

Il giunco e la ginestra

In una candida notte, illuminata solo dai rigogliosi raggi della più bianca delle lune Lune che si vedono dagli altipiani desolati, percorsi solo dagli eremiti, da alcuni mercanti drefinidi e da alcuni saggi in pellegrinaggio verso il Tempio della Capitale, l'allievo pose il seguente interogativo al maestro.

-Come posso disinteressarmi di tutte le cose vacue che mi sembrano più che necessarie?- chiese il giovane yogi al Bonzo soprannominato 'La volpe cogitante'.


Il saggio rispose:-Poni il giungo con la bella ginestra-.

Prese dell'erba in mano e la soffiò via. L'allievo per un istante capì.

martedì, maggio 15, 2007

La coda dell'antilope


Il rumore emesso dall'illuminazione è come il frastuono provocato dalla più silenziosa goccia di rugiada con la quale si disseta la più laboriosa delle termiti: ascoltate.

Quando il saggio soprannominato 'la volpe cogitante' e il pio Bonzo Jo-so stavano tornando presso le loro dimore degli altipiani sabbiosi incontrarono un'antilope.

Ad ella posero un dubbio ma l'animale non rispose.

Posere un secondo interrogativo ma l'animale rimase in silenzio.

Al suono del terzo interrogativo l'antilope si avvicinò ai due monaci e si mise a brucare l'erba dalle mani dei due saggi.